LA PIZZA DI SAN MARTINO

Oggi è San Martino e vi raccontiamo una tradizione popolare .

Una leggenda popolare irpina riporta che:
San Martino era un malvivente che le combinava di tutti i colori. Con un gruppo di prepotenti si dedicava alle azioni più spregevoli. Ogni volta che andava a confessarsi non c’era prete che lo assolvesse. Un giorno, per volere di Dio, giunse nel confessionale un uomo molto saggio. Quando il delinquente finì di confessare i numerosi peccati il prete gli diede assoluzione raccomandandolo di riflettere ogni volta si trovasse sul punto di fare del male a qualcuno e ricordare queste testuali parole: “Si fosse a me come me sapesse?”. Martino se ne andò tutto contento e riprese la sua vita squilibrata ma, alla prima bravata gli tornarono in mente le parole del prete. La raccomandazione gli risuonava scandita nella mente e si rifiutò di fare la cattiva azione. Questo capitò un’altra volta e poi una volta ancora finché i compagni lo allontanarono dalla comitiva. Allora, l’uomo pensò di rientrare a casa e vi arrivò che era ora tarda, voleva chiamare la moglie ma ripensò ancora alle parole del prete. Si dispiacque di svegliare la donna nel cuore della notte e si addormentò sullo scalino. Durante la notte cominciò a fioccare e al mattino la moglie lo trovò congelato sotto la neve, davanti al portone. Preoccupata di finire in prigione o malmenata dai colleghi del marito, decise di sotterrarlo in cantina sotto la botte vuota. Venne la vendemmia e riempì la botte di vino, poi venne il tempo di venderlo e cominciò ad attingere. Vendi oggi, vendi domani, il vino non finiva mai. La notizia si sparse tra le comari come le piume nell’aria. Arrivarono i gendarmi per controllare l’inganno. Spostarono la botte e, tra le doghe, trovarono un dito di Martino che spillava vino di continuo.

Legate alla festività dell’11 novembre troviamo diverse costumanze anche di interesse antropologico. A Teora (AV),  la sera di San Martino tutte le famiglie si riuniscono, si possono invitare amici e conoscenti. La massaia prepara una grande pizza di patate con gli ingredienti classici, patate, uova, formaggio, salsiccia, segna la superficie in spicchi e, in uno di questi inserisce una monetina avvolta in un poco di carta stagnola. Fatto questo mette la pizza in forno come di consueto. Al momento di servire le porzioni, si scambiano i piatti per evitare preferenze da parte della massaia.  Chi troverà la monetina “comanderà” la cena del 21 novembre, giorno della Presentazione della Vergine Maria.  Se la moneta è toccata ad un bambino sarà un genitore o un nonno ad aiutare il piccolo nella richiesta di vivande da portare. Il 21 la famiglia insieme ad amici e parenti si riunirà ancora per festeggiare ed ogni invitato dovrà partecipare secondo gli ordini fatti dal possessore del trofeo.

La Pizza di San Martino negli anni ha avuto dei cambiamenti. In origine, LA PIZZA, era una sorta di focaccia, nel quale impasto, prima della cottura, era letteralmente inserita una moneta del valore di un soldo. Tant’è vero, che ancor oggi la moneta che è inserita nell’attuale “PIZZA”, è denominata: LU SOLD. L’antica Pizza ha avuto delle modifiche nel tempo, e da una semplice focaccia, si è passati alla più moderna e cosiddetta PIZZA D’ PATAN’ (Pizza di Patate), che non è altro che il famoso Gateau (Gattò di patate). La tradizione vuole, che le porzioni di pizza, prima di essere gustate, siano messe tutte sul tavolo, e tirate a sorte per la scelta delle singole porzioni (generalmente con la conta, de LU TUOCC’), per far sì che non ci siano imbrogli. Chi trova il tanto agognato SOLDO, è investito da una sorta di comando, pertanto si dice: CUMANNA’ LU PANZ’, con il quale si ha il potere di ordinare, per ogni singolo commensale, una portata diversa, che è chiamata “La condanna”, per il pranzo che si dovrà consumare da lì a dieci giorni, vale a dire il 21 di novembre; nel cosiddetto giorno de “La Madonna”. Detta Condanna può essere leggera o pesante, a seconda della quantità richiesta di vivande. Detto futuro pranzo, è denominato “CUMMIT” (convivio). D’altra parte, come per il giorno undici di novembre anche il giorno ventuno non si svolge nessun rito religioso”.  Questo particolare apparentemente irrilevante è fondamentale per comprendere alcune espressioni quali “Crisci Santo Martino” rivolte ai bimbi per proteggerli dalla fascinazione o anche in presenza di messi, lavorazione di salumi, conserve o impasti di pane e dolci. Si potrebbe trattare di magia simpatica, i bimbi, le messi, le conserve, il pane, debbono crescere come la pasta madre della pizza di San Martino, ovvero “lo crescente”. Dal racconto si evince che è “sparte la pizza”  la chiave interpretativa, cioè condividere oggi con gli amici, occasione per mangiare e far festa, cosa molto consona ai Teoresi, ma, un tempo, caricata di un valore sociale inestimabile: condividere con le persone bisognose, questo “Gateau di patate”.

Ingredienti per la pizza di San Martino x 6 persone

  •  2 kg Patate lesse
  •  4 Uova
  •  125 g Parmigiano reggiano
  • 500 g Mozzarella
  • 50 g Burro
  • 50 ml di Latte
  • un po di Prezzemolo
  •  250g Salsiccia essiccata
  • Sale e pepe q,b.
  • Pan grattato

PROCEDIMENTO

  1. Mettere in una pentola l’acqua e inserire le patate e lessarle, a fine cottura schiacciarle con il passapatate metterle in una ciotola ed aspettare un po che si raffreddino. Poi unire il prezzemolo tritato,il parmigiano reggiano grattugiato , il sale e pepe a piacere, infine la mozzarella e la salsiccia essiccata tagliata a dadini e mescolare.
  2. Aggiungere il latte e il burro fuso  mescolare il tutto e infine aggiungere le uova amalgamandole bene al composto. Prendere una teglia ungerla con l’olio e cospargerla di pan grattato.
  3. Mettere il composto ottenuto nelle teglia e aiutandosi con le mani, leggermente unte di olio, renderla uniforme e compatta; deve essere alta 6 centimetri ; infine cospargere la superficie con il pan grattato e cuocere in forno ventilato a 200°C  fino a doratura.

2 risposte a "LA PIZZA DI SAN MARTINO"

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